Psoas rigido e tensioni alla spalla: cosa può collegare due zone così lontane?
Psoas rigido e tensioni alla spalla: cosa può collegare due zone così lontane?
Lo psoas si trova in profondità, tra colonna lombare, bacino e femore. La spalla è apparentemente molto lontana. Eppure, nella pratica ambulatoriale, può capitare di osservare pazienti nei quali una limitazione dell'area dell'anca e del bacino si accompagna a modificazioni del tronco e a tensioni del cingolo scapolare.
Non significa che ogni dolore alla spalla dipenda dallo psoas. Significa piuttosto che il corpo funziona come un sistema e che una variazione in un distretto può essere accompagnata da strategie di compenso in altri.
Che cos'è lo psoas?
Lo psoas maggiore origina dalla regione lombare e, insieme al muscolo iliaco, raggiunge il piccolo trocantere del femore.
Partecipa in modo importante alla flessione dell'anca e interagisce con il controllo del complesso lombo-pelvico.
Per questo non è corretto considerarlo semplicemente un “muscolo della gamba”: mette funzionalmente in relazione femore, bacino e colonna lombare.
Perché stare molto seduti può diventare un problema?
Quando siamo seduti, l'anca rimane a lungo in flessione. Il problema non è che stare seduti “accorci automaticamente” lo psoas in modo permanente, ma che molte ore trascorse in questa posizione riducono la varietà di movimento dell'anca e possono associarsi a rigidità, discomfort lombare e differenti strategie muscolari.
La sedentarietà prolungata è infatti frequentemente associata alla comparsa o all'esacerbazione del discomfort lombare.
Quando la persona torna in piedi, un sistema lombo-pelvico poco mobile può adattarsi attraverso differenti strategie.
Dal bacino al tronco
È qui che durante la valutazione diventa interessante osservare la persona nella sua globalità.
Una ridotta estensibilità dell'area dei flessori dell'anca e un alterato controllo lombo-pelvico possono associarsi, a seconda del soggetto, a una maggiore accentuazione della lordosi lombare oppure a strategie di chiusura e flessione del tronco.
A questo punto il resto del corpo deve adattarsi per mantenere equilibrio, orientamento dello sguardo e funzione degli arti superiori.
E cosa succede alla spalla?
Nel modello clinico che può essere osservato in alcuni pazienti, la modificazione dell'assetto del tronco cambia anche il modo in cui scapola e spalla vengono controllate.
Gran dorsale, trapezio e altri muscoli del cingolo scapolare partecipano al controllo della posizione della scapola e del tronco.
In presenza di uno schema compensatorio può comparire una tendenza alla depressione del cingolo scapolare. L'elevatore della scapola e la muscolatura cervicale possono quindi aumentare il proprio lavoro per stabilizzare il distretto.
Il risultato percepito dal paziente può essere una spalla “più bassa”, tensione tra collo e scapola, rigidità cervicale o fastidio durante determinati movimenti.
Questo schema rappresenta una possibile interpretazione biomeccanica da verificare individualmente e non una regola universale: un dolore alla spalla può avere numerose altre origini e deve essere valutato come tale.
Il trattamento: partire dal bacino senza dimenticare la spalla
Quando la valutazione evidenzia questo tipo di schema, limitarsi a massaggiare la zona dolorosa della spalla rischia di fornire una lettura incompleta del problema.
Il trattamento può iniziare lavorando sulla mobilità del bacino e dell'anca, attraverso mobilizzazioni e tecniche passive di allungamento della regione dell'ileopsoas.
Parallelamente è possibile intervenire sul tratto dorsale e cervicale e sulla muscolatura che presenta maggiore tensione attraverso tecniche manuali, massaggio e, quando indicate, manipolazioni.
La risposta al trattamento viene rivalutata per capire quanto le diverse componenti contribuiscano realmente ai sintomi.
Dopo il trattamento arriva la parte attiva
Recuperare mobilità sul lettino non basta se, terminata la seduta, si ritorna per giorni alle stesse abitudini.
Per questo il trattamento manuale può essere seguito da un percorso di ginnastica personalizzata.
Si può lavorare progressivamente sulla mobilità dell'anca, sul controllo del bacino e del tronco, sulla mobilità toracica e sul controllo della scapola, integrando successivamente esercizi di rinforzo.
In questo modo non ci si limita a osservare “dove fa male”, ma si cerca di comprendere come bacino, colonna e cingolo scapolare stanno lavorando insieme.
A volte, per capire una tensione alla spalla, la valutazione deve quindi iniziare molto più in basso.




































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