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PIEDI PIATTI E VALGHI


ALCUNE CONSIDERAZIONI

Il piede piatto si associa per definizione al tallone valgo. Tecnicamente si tratta dell’affossamento dell’articolazione astragalo-calcaneare interno che provoca la rotazione interna degli assi tibiali e femorali.

Le conseguenze meccaniche di questa disfunzione sono un appoggio più marcato sulla parte posteriore della testa del femore, con conseguente possibile artrosi precoce dell’articolazione. Vi è inoltre un’accentuazione dell’angolo sacrale oltre i 32° e un iperlordosi lombare di compensazione con una proiezione in avanti di L3.




Questa perturbazione posturale genera delle forze assiali che producono una sofferenza vertebrale con insorgenza precoce di sintomatologie artrosiche a livello articolare e una quasi costante tensione muscolare che periodicamente può sfociare in dolori e contratture.

La rotazione interna dell’asse femorale inoltre produce un indebolimento del comparto muscolare comprendente il piccolo e medio gluteo.


Generando inoltre un sovraccarico del tensore della fascia lata. Dal punto di vista posturale questo si traduce nelle classiche ginocchia valghe o comunemente definite a X. Si comprende facilmente che questa condizione produce un sovraccarico nella parte mediana del ginocchio con maggiori pressioni sui menischi mediali.




L’APPROCIO CURATIVO




Per correggere questo tipo di problema è necessario un approccio multidisciplinare, per prima cosa bisogna verificare la gravità della situazione grazie alla consulenza di un podologo e di un esperto di postura. La ginnastica posturale è la base di partenza per correggere questa posizione. Attraverso esercizi di propriocettività e di stimolazione neuro muscolare della pianta del piede è possibile contribuire a riprogrammare un circolo vizioso che speso parte dai feedback errata che manda il piede e che si trasformano in una stimolazione errata dei muscoli dell’arto inferiore. Accanto a questo primo step si deve agire su esercizi che rinforzino gli adduttori e i muscoli glutei. E’ importante migliorare la mobilità lombare e correggere l’eventuale iperlordosi causata dall'appoggio plantare errato.

Massaggi e manipolazioni tornano utili nei momenti di dolore, quando cioè è necessario intervenire sulle tensioni generate dalle posture viziate.


PLANTARI SI-PLANTARI NO

Personalmente ritengo che i plantari possano essere un ausilio utile a persone anziane su cui non si riesce più ad intervenire in modo efficace con la ginnastica, oppure entrano in gioco negli atleti quando si vuole migliorare l’efficienza del gesto atletico durante l’attività agonistica. Il plantare è un ausilio utile ma che speso si sostituisce al lavoro della muscolatura, per cui stabilizza il piede ma non permette allo stesso di riprogrammarsi e di mettere in atto le procedure che permettano alle persone di avere consapevolezza della propria posizione.